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Libdemsupalpino Gian Contardo Colombari
Il sonno dell'eroe
post pubblicato in Diario, il 23 febbraio 2015

      Al Père Lachaise, fra altri Grandi, egli riposa sotto uno strato di ghiaia rinchiusa da bassi listelli di marmo: semplice sepolcro, sobrio come la sua patria subalpina.

      E ghiaia sono i suoi scritti, limpidi e chiari, che luce di pensiero offrono non solo se letti nel loro insieme ma anche se presi nella mano della mente un sassolino alla volta, ognuno contenente il dna della sua virtù e della sua intelligenza.

      I suoi scritti sono un'immensa eredità, che mai andrà persa, patrimonio di cultura e di intransigente civismo che mai sarà diviso, disperso, e che sarà condiviso da tutti i seguaci dell'idea liberale.

      Coraggioso testimone di virtù e libertà: la sua forza era l'intelletto, la sua arma era la penna.

      Il suo sacrificio rimanga nella memoria dei pochi che oggi ancora resistono e continui ad ardere come eterea fiamma eterna nelle anime giuste e nobili, nelle menti di chi è ancora moralmente vivo.


      Alla memoria di Piero Gobetti.

Ricordo di Franco Venturi
post pubblicato in Diario, il 30 settembre 2014

Cent'anni fa nasceva, nel 1914 per l'appunto, Franco Venturi, benemerito storico dell'Età Moderna, morto nel 1994, probabilmente per il vuoto causato in lui dalla precedente scomparsa dell'amatissima moglie Gigliola.

Accade che nelle grandi coppie, grandi perché hanno trascorso una vita di ideali e valori condivisi, il superstite non sopravviva a lungo alla perdita del coniuge.

Franco Venturi era figlio dello storico dell'arte Lionello, uno degli eroici dodici docenti universitari antifascisti che lasciarono l'insegnamento accademico pur di non essere costretti ad iscriversi al P.N.F.

Partigiano nelle brigate "gobettiane" di Giustizia e Libertà col nome di battaglia di Nada (ironia della Storia, anni dopo all'Ateneo torinese ebbe come collega di Facoltà di Lettere e Filosofia il prof. Narciso Nada, insigne risorgimentalista), nel Secondo Dopoguerra Franco Venturi intraprese una illuminata carriera di storico, dapprima facendo ricerche sul populismo russo nel periodo in cui fu addetto culturale all'ambasciata italiana a Mosca e poi insegnando dapprima all'Università di Cagliari e poi a quella di Torino.

Il nome di Franco Venturi è principalmente legato ai suoi studi sull'Illuminismo e il XVIII secolo. Basti citare la sua monumentale opera in più tomi "Settecento Riformatore", edita da Einaudi.

Nei miei anni universitari non lo frequentai molto: andai qualche volta a chiedergli alcune dritte bibliografiche su argomenti che mi interessavano ma non potei sostenere con lui il primo esame di Storia Moderna, in quanto era in congedo, e venni esaminato dai proff.ri Massimo Firpo e Luciano Guerci.

Nel 1982 a lui chiesi il titolo della tesi di laurea e mi suggerì di farla sullo storico americano Bernard Baylin. Ma poche settimane dopo trovai lavoro e decisi di sospendere per un paio d'anni gli studi, limitandomi a pagare le tasse di iscrizione. Correttamente, andai a comunicarglielo e gli dissi che rinunciavo a quella tesi di laurea.

Dopo due anni, pur continuando a lavorare, ripresi gli studi e mi laureai col prof. Giuseppe Ricuperati. Fu la mia fortuna, sia per il poter conoscere un altro grandissimo Maestro della storiografia e la sua altrettanto grande umanità, sia per la tesi di laurea su Walter Maturi, storico liberale, la quale, "obbligandomi" a leggere le opere di Benedetto Croce, mi "demarxistizzò" o, per meglio dire, mi diede modo di lavare via tutte le incrostazioni di marxismo superficiale e vissuto in maniera "romantica" che avevano caratterizzato la mia giovinezza.

Di Franco Venturi ricordo l'eleganza della persona, la cortesia impeccabile, la serietà di docente e di studioso.

Di lui conservo nella mia libreria tre volumi: "Le origini dell'Encilcopedia", "Utopia e riforme nell'Illuminismo", da lui autografatomi, e il saggio "L'Italia fuori d'Italia", contenuto nel volume "L'Italia e l'Europa" della Storia d'Italia Einaudi.

L'Italia fuori d'Italia: aprirsi al mondo, vedere come gli altri ci vedono.

Che bella lezione ci ha lasciato il prof. Venturi, in un periodo come questo in cui la civiltà europea è minacciata dagli stupidi particolarismi fomentati dai populismi.


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