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Libdemsupalpino Gian Contardo Colombari
Gli errori di Dan Brown in "Angeli e demoni"
post pubblicato in Diario, il 11 ottobre 2016

      I romanzi di Dan Brown hanno avuto uno strepitoso successo, soprattutto quelli aventi per protagonista Robert Langdon.

      Non escludo affatto che una parte delle critiche che gli sono piovute addosso siano dovute ad invidia; salvo poi scrivere libri per confutare le affermazioni contenute nei suoi romanzi, il che a ben vedere significa sfruttare la fama di Dan Brown per vendere libri che dovrebbero stroncarne le opere.

      A me i romanzi di Dan Brown piacciono, indipendentemente che egli voglia lanciare attraverso di essi messaggi di polemica intellettuale o sfruttare un po' cinicamente certi temi che sono, come dire?, "caldi" e che fanno sempre parlare chiunque li affronti, a mezzo libro, stampa, tv o altri media.

      Ma forse Dan Brown non persegue nemmeno uno di questi due fini; forse è semplicemente interessato dai temi che sceglie per i suoi romanzi. In attesa di riscontri credibili, bisogna concedergli il beneficio d'inventario.

      I suoi thriller mi piacciono, mi appassionano, trovo che siano scritti (e tradotti) bene. La vita del lettore non deve essere sempre imperniata sui saggi e sulle poesie: vi deve essere anche lo spazio per lo svago.

      E i libri di Dan Brown devono essere a mio parere intesi e letti come opere di svago; se poi attraverso di essi il lettore si avvicina a libri che trattano scientificamente gli argomenti da lui toccati, meglio ancora.

      A questo punto sorge la questione, suscitata dagli indubbi errori di distorsione storiografica dei riferimenti citati nei libri di Dan Brown: fino a che punto un romanziere (e in generale un autore di opere letterarie) può falsare la verità per conferire credibilità alla trama dei suoi libri?

      La risposta, di buon senso, è che basta non esagerare con le "licenze letterarie", distorcere il meno possibile e, soprattutto, limitare le "licenze" ai fatti e alle idee meno importanti di un evento storico odi un sistema filosofico, scientifico o religioso.

 

      Dan Brown, a tal riguardo, di travisamenti ne commette troppi, decisamente troppi.

     Guardando ai romanzi della "saga" di Robert Langdon, ammetto di non avere né l'interesse né le competenze in materia di esoterismo, per cui mi è impossibile analizzare Il codice daVinci e Il simbolo perduto. Meglio ricorrere agli scritti di Massimo Introvigne per questa bisogna.

      E non ho nemmeno le competenze dantesche per "setacciare" le pagine di Inferno, che peraltro è il romanzo di Dan Brown che mi è piaciuto di più.

      Mi limiterò dunque a "fare le pulci" ad Angeli e demoni, in quanto il Vaticano e le sue vicende da sempre mi appassionano e qualche conoscenza al riguardo l'ho accumulata nel corso degli anni.

      Per la verità, Angeli e demoni ha due pilastri culturali: il Vaticano e la scienza galileiana.

      Su quest'ultima, pur non essendo competente in materia, ho rilevato un grande strafalcione, il più grave strafalcione in cui chi si occupa dell'argomento possa incorrere: Dan Brown attribuisce a Galileo la scoperta del carattere ellittico e non circolare delle orbite dei pianeti, quando invece Galileo,sulla scia di Copernico, sosteneva che esse fossero circolari e solo successivamente Keplero ne scoprì la traiettoria ellittica.

      Uno studente che durante un esame attribuisse a Galileo la scoperta del carattere ellittico delle orbite planetarie verrebbe immediatamente cacciato via dal docente esaminatore.

      Possono le esigenze della trama del thriller giustificare una simile castronata? In questo caso, dico sicuramente di no.

      Non parliamo poi dell'impossibilità che Galileo sia stato il fondatore della setta degli Illuminati. Lasciando pure perdere che per Illuminati storicamente si intendono quelli di Baviera, società segreta che nacque in periodo illuminista, e dunque posteriore all'epoca in cui visse il fondatore della scienza moderna, resta il fatto che, dopo la sua condanna da parte del Sant'Uffizio, Galileo visse di fatto confinato agli arresti domiciliari e, soprattutto, sorvegliatissimo, e quindi, se anche avesse voluto fondare una setta al fine di preservare le verità scientifiche dall'oscurantismo, non gli sarebbe stato materialmente possibile. Ma fin qui, trattandosi di un romanzo, possiamo accettare questa cosa inverosimile come tributo allo svolgimento della trama.

      Veniamo ora ai riferimenti "vaticanisti". L'elenco di strafalcioni browniani che ho rinvenuto in Angeli e demoni è piuttosto lungo. E se è lungo il mio, fatto da semplice cultore di materia,immaginiamoci quanto potrebbe esserlo uno redatto da un esperto sull'argomento.

      Procediamo dunque un passo alla volta, uno svarione alla volta.

      1. Non è vero che l'elezione di un nuovo papa sia un evento che interessa solo all'Italia e ai cattolici sparsi nel mondo (che per altro sono molto numerosi) ma attira l'attenzione anche di tutti i non cattolici; di conseguenza, è impensabile che i media, e soprattutto le emittenti televisive, seguano il  Conclave distrattamente e mandino a curare i servizi giornalisti di secondo piano, se non addirittura mezze calzette.

      2. Non è possibile che al Conclave partecipino 165 cardinali: il numero massimo del Collegio Cardinalizio è 120 e praticamente, per malattie od "opportunità diplomatiche", non entrano tutti e 120 nella Cappella Sistina per eleggere il nuovo pontefice.

      3. Non è vero che il Papa deve essere scelto fra i soli cardinali: anche se da secoli non succede più, al Soglio di Pietro può essere eletto anche un vescovo non porporato, anche un semplice prete, anche un diacono, perfino un laico (purché non sposato). Pietro da Morone (Celestino V, quello del "gran rifiuto") era ad esempio un semplice eremita.

      4. Non esiste la figura del Grande Elettore, che dirige le operazioni del Conclave (lo scrutinio e la bruciatura delle schede vengono sovrintesi da tre cardinali, scelti a turno ad ogni votazione) e di conseguenza è errato affermare che non può essere eletto papa (nessun porporato, del resto, entra in Conclave col "divieto" di venire eletto al Magistero Petrino).

      5. Non è vero che il Camerlengo non deve essere cardinale, anzi, è prassi che sia proprio un cardinale, quindi deve partecipare al Conclave e non può quindi sovrintendere alla sicurezza dello Stato della Città del Vaticano durante l'elezione papale, essendo anch'egli "chiuso a chiave" a Santa Marta e nella Cappella Sistina. E' inoltre inverosimile che la carica di Camerlengo venga affidata al segretario personale del Papa.

      6. E' insolito che i cardinali entrino in Conclave nel pomeriggio inoltrato e che le votazioni inizino subito: è prassi che i porporati entrino nella Cappella Sistina nel primo pomeriggio, prestino uno alla volta il giuramento di mantenere il segreto su quanto accadrà in Conclave, poi la Cappella viene chiusa ed essi si ritirano a Santa Marta; le elezioni iniziano la mattina successiva.

      7. Non è vero che in Conclave le votazioni vanno avanti ad oltranza a distanza di un'ora una dall'altra: il Conclave prevede un massimo di 4 votazioni al giorno, due alla mattina e due al pomeriggio-sera; inoltre, tra voto, scrutinio e bruciatura delle schede, ogni votazione richiede più di un'ora.

      8. Nel corso dei secoli, non è mai trapelata indiscrezione alcuna circa la consuetudine dei cardinali riuniti in Conclave di votare ognuno per se stesso al primo scrutinio per evitare che il pontefice venga eletto al primo turno.

      9. Non mi risulta che il Vaticano, durante il Conclave, rimanga deserto e che i suoi funzionari e dipendenti vengano fatti uscire.

      10. Dan Brown scrive che la sicurezza del Vaticano è affidata alle Guardie Svizzere. Non fa alcun cenno alla Gendarmeria, l'altro corpo armato che vigila sullo Stato della Città del Vaticano.

      11. I colori della divisa delle Guardie Svizzere non sono solo il giallo e il blu mail giallo, il rosso e il blu.

      12. Fra i dirigenti delle Guardie Svizzere citati nel romanzo, uno ha un cognomei taliano, Olivetti, e un'altro un cognome francese, Rocher. Ora, le Guardie Svizzere vengono reclutate nei Cantoni Elvetici di tradizione cattolica e di lingua tedesca: inverosimile che i vertici delle Guardie Svizzere non abbiano cognomi tedeschi.

      13. Non è vero che i papi defunti vengono deposti nel feretro senza chiuderlo e che il feretro venga deposto nella tomba su cui viene semplicemente posata la lapide senza fissarla con viti: il feretro viene chiuso, così come la lapide sulla tomba viene fissata.

      14. Le salme dei pontefici defunti vengono esposte per l'omaggio che la gente e delle autorità e inoltre vengono riprese dai media di tutto il mondo: a meno che al papa defunto del romanzo non abbiano chiuso la bocca per esporne la salma alla devozione popolare e poi riaperta prima di deporlo nella tomba (ma che senso avrebbe avuto riaprirgliela?!), è letteralmente impossibile che nessuno, vedendone la lingua annerita, abbia nutrito sospetti sul suo avvelenamento.


      Ammettiamo pure che alcuni di questi travisamenti siano dovuti ad esigenze di ambientazione e di trama ma resta il fatto che sono troppi e danno una visuale distorta di quello che sono l'immagine e il funzionamento quotidiano del Vaticano.


L'ironia di Umberto Eco
post pubblicato in Diario, il 23 febbraio 2016

Umberto Eco verrà ricordato anche per la sua ironia e per la sua autoironia.

Come quando gli dissero, probabilmente per la millesima volta che egli era il padre della semiotica e rispose: "Semmai, sono il nonno della semiotica".

Cito a memoria alcune frasi, lette via via nei suoi scritti, in cui diede la dimostrazione di possedere un grande senso dell'umorismo.

A cominciare dalla cover, che scrisse con alcuni amici, di una canzone di Tony Dallara e nella quale  la sua disciplina di studio riecheggiava fin dal titolo, modificato in Semantica.

Il romanzo Il pendolo di Foucault, poi, è disseminato di battute spiritose e di passi e pagine intere in cui si ride: dalla doppia spiegazione che uno dei protagonisti, Jacopo Belbo, dà del detto piemontese Ma gavte la nata! (trad, it., "Ma levati il tappo!": chi ha letto il libro sa benissimo in quale parte anatomica i palloni gonfiati abbiano infisso detto tappoalle spassosissime pagine in cui prende il giro gli APS ossia gli autori che fanno pubblicare i libri a proprie spese, di cui Eco descrive in modo pungente le vanità letterarie e l'ingenuità che li porta a farsi spennare come polli da editori senza scrupoli.

Fra le pagine ironiche scritte da Eco nella sua settimanale rubrica su L'Espresso, posso citare "Galileo in libertà provvisoria?", dove disegnava la pungente immagine di una Chiesa che da secoli cercava disperatamente di tenere bloccata la Terra per impedirle di girare attorno al Sole (col risultato che il nostro pianeta opponeva resistenza e ne derivavano terremoti e altre catastrofi naturali), e "Quando entrai nella PP2", spassosissima parodia della loggia deviata di Licio Gelli, con tanto di venerabile maestro anagrammato il Gellio Lici, di cardinali incappucciati che fremono all'idea di pugnalare le ostie (al che i massoni li sgridano dicendo loro che non si usa già da parecchio tempo fare cose del genere) e di gomitata ammiccante data al medico di famiglia perché gli ha detto: "Dica trentatré!", e lui ha creduto che fosse un riferimento al numero di gradi della Massoneria, con lo spiacevole strascico che il medico, credendolo in preda a nervosismo, gli ha prescritto una quantità tale di tranquillanti da renderlo temporaneamente impotente.

Ironia che, se ricordo bene, Eco non lesinò nemmeno quando, sempre su L'Espresso, pubblicò la commemorazione di Augusto Guzzo, uno dei suoi maestri all'Università di Torino, tracciandone un profilo di grande studioso ma raccontandone anche, con rispettoso senso dell'umorismo, le piccole manie che ogni docente in fondo ha. Fare ciò, col buon gusto dell'ironia, significa rendere omaggio ad un maestro, non certo irriderlo.



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permalink | inviato da libdemsub il 23/2/2016 alle 20:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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