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Libdemsupalpino Gian Contardo Colombari
Black Mamba (Coliandro): una delusione
post pubblicato in Diario, il 19 gennaio 2016

Il primo episodio della quinta serie de L'ispettore Coliandro, "Black Mamba", non convince.

Nonostante il collaudato cast (da Paolo Sassanelli a Giuseppe Soleri) si confermi all'altezza e Giampaolo Morelli dimostri la consueta grandissima abilità recitativa, c'è qualcosa che non funziona nello sviluppo della trama.

Certo, le gaffe di Coliandro sono sempre esilaranti, nel perfetto stile del personaggio.

Ma, a parte ciò e alcune scene spettacolari nella fase finale, la fiction ha poco mordente, risulta svilupparsi abbastanza piatta e, in fondo, prevedibile, priva di quella suspense che dovrebbe essere il sale di ogni film o telefilm tratto da un giallo.

Colpa del soggetto o della sceneggiatura? Non si sa. Di sicuro, le precedenti serie della fiction comprendevano molti episodi più avvincenti di questo; mi riferisco, ad esempio, a episodi come "Mai rubare a casa dei ladri", "Cous cous alla bolognese" e "Anomalia 21".

Aspettiamo dunque la messa in onda dei prossimi episodi per sapere se si è trattato di una falsa partenza oppure se questa serie rappresenta un passo indietro rispetto alle prime quattro.         

Guccini e la memoria delle sue radici
post pubblicato in Diario, il 3 gennaio 2016

C'è un filo rosso che unisce i due fiumi che sorgono dalla fonte che è il Francesco Guccini scrittore, quei due generi letterari che sono la memorialistica e i gialli scritti a quattro mani con Loriano Macchiavelli.

Questo fil rouge è la memoria delle sue radici e della sua vita, passata fra l'Appennino Tosco-Emiliano e la Bassa bolognese.

Ogni suo libro profuma di queste radici, in un culto della memoria che va inteso non in senso religioso ma nel senso di coltivazione mirata a tenere vivi i ricordi.

E il Guccini uomo, prima ancora che cantautore e scrittore, è persona che ricorda. Non per chiudersi al futuro, s'intende, ma come manutenere delle fondamenta, una casa della memoria da cui si possa guardare fuori, al presente e al futuro e da cui, naturalmente, si possa e si debba uscire, per vivere il presente e per costruire il futuro.

Il libro di Francesco Guccini, Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto, edito da Mondadori, conferma questo fil rouge della memoria, del tener puliti i boschi dei ricordi per evitare che vengano ricoperti dalle sterpaglie dell'oblio.

Libro di memorie, certo, libro di ricordi. Come altri già scritti dal Maestrone. Mai però come in questo volume i ricordi prendono nelle pagine la forma del racconto, della narrativa, dell'opera letteraria. Anche nei capitoli più marcatamente autobiografici o di memorie di famiglia si sente l'estro del vero scrittore, che sa avvincere i lettore con uno stile che supera il sia pur rispettabilissimo metodo "giornalistico" di raccontare obiettivamente fatti e cose, con uno stile che fa sì che il ricordo scritto diventi pagina di Letteratura.

Ricordare è utile, è necessario, è fondamentale per ognuno di noi, sia nel campo personale che nella dimensione sociale. E Guccini, con questo libro, ce lo insegna in modo suggestivo ed efficace.


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