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Libdemsupalpino Gian Contardo Colombari
Improvvisazioni echiane
post pubblicato in Diario, il 20 febbraio 2016

      Dedico questo mio scritto, risalente a qualche anno fa, alla memoria di Umberto Eco, scomparso ieri.

 

      Lorenza Pellegrini giocava a flipper col pube: provocatoria manifestazione delle frustrazioni di Jacopo Belbo, che ancora pensava alla tromba di latta di quand’era bambino.

      Guerra partigiana nel Monferrato, guerra di Liberazione su cui oggi giornalisti con false lacrime di coccodrillo sputano sentenze e menzogne per fare gli antidivi, per far credere di essere politically uncorrect. Ma la vera guerra, fatta di eroi, è quella vista da Jacopo Belbo e dalla regina Loana, la cui lunga fiamma continua a illuminare la memoria storica di chi non vuole abboccare a fraudolenti e comodi revisionismi.

      Monferrato solcato e segnato dai passi semiscalzi di Adso da Melk e di Guglielmo da Baskerville, e prima di loro da Baudolino e da Aleramo Scaccabarozzi detto il Ciula.

      Jacopo Belbo all’inseguimento dell’amore impossibile di quella pigliaculo di Lorenza Pellegrini. Baudolino e la sua grande storia d’amore sulle strade del Prete Gianni. Adso da Melk e il suo fugace eppur splendido amplesso con la rosa, la sconosciuta ragazza che stava sfuggendo al disgustoso coito bramato dal lussurioso ex dolciniano Remigio da Varagine. Guglielmo da Baskerville che cerca di rimuovere dall’animo di Adso l’assurdo senso di colpa per avere giaciuto con la rosa, per essersi per una volta concesso la libertà di vivere e agire da uomo; Guglielmo da Baskervilleche ama l’unico amore che non tradirà mai, i libri. Roberto che coltiva davanti all’isola del giorno prima la sua gelosia per l’immaginario Ferrante, gemello immaginario immaginato ad insidiargli il suo immaginario Grande Amore.

      Tutti amori che si dipanano, che si tessono sulla trama del Tempo, sulla trama del Fato, sulla trama del Piano, vanamente inseguito da pazzi furiosi che sognano di dominare il mondo.

      Ci si innamora davvero per un brutto scherzo di quello stronzetto di Cupido? O non ci si innamora, piuttosto, perché ci si vuole innamorare, per riempire un vuoto con un intervallo di dolcezza odi passione, per rispondere al bisogno inconscio (e masochista) di scacciare inconsciamente un dolore con un dolore ancora più grande, più atroce, quale indubbiamente danno le pene d’amore? Ad esempio, quanti comunisti si sono innamorati, che so?, di ex allieve delle Orsoline, all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica?

      Aveva ragione Jacopo Belbo, non c’è che dire, mentre, sordo alla saggezza della sua amata Lia, Pim Casaubon perdeva il senso della Ragione correndo insieme a Diotallevi dietro un Piano che non esisteva ma che, come tutte le cose che non esistono, era destinato, come l’ira funesta di Achille, ad addurre infiniti lutti ma questa volta non agli Achei ma ai polli che credono che dietro i misteri non ci sia il nulla ma qualcosa che consentirebbe di conquistare il mondo.

      Jacopo Belbo che, finalmente libero da complessi e frustrazioni, finalmente libero da Lorenza Pellegrini, muore con stoica ironia invitando a levarsi il tappo dal culo tutti i palloni gonfiati del mondo, occultisti ed esoteristi, neotemplaristi e bigotti reazionari ascoltatori di Radio Maria, il signor Garamond e l'Agliè alias pseudo San Germano, Bernardo Gui e la faccia da tapiro, liberisti egoisti e rivoluzionari duri e puri, populisti e titolari di blog spargitori di odio, antisemiti di destra e di sinistra, giustizialisti di destra e di sinistra, evasori fiscali e furbetti che piangono falsa miseria.

      E io, burattinaio di parole, che non mi perdo né dietro a un primo sole né a un'ultima luna, che non mi prende alcuna assurda nostalgia nel vedere in strada Samantha e Andrea che si lasciano, inviterei anch'io tutti i palloni gonfiati del mondo a levarsi il tappo che portano infisso nello sfintere.

      Lascio ai palloni gonfiati il losco potere di opprimere gli apocalittici e gli integrati, i polli e i pecoroni da plagiare. E mi affido, nelle mie effimere previsioni del futuro, all’ottica di un’opera aperta codificata in un diario minimo in cui c’è posto anche per la contessa Maria Teresa Balbiano d’Aramengo, mentre la fenomenologia di Mike Bongiorno viene insegnata al DAMS di Bologna in un seminario tenuto dal professor Pistolazzo Pistolazzi in collaborazione col commendator De Gubernatis e con Adeodato Lampustri, e il premio letterario “Petruzzellis della Gattina” viene assegnato a Valentino Rossi.

Guccini e la memoria delle sue radici
post pubblicato in Diario, il 3 gennaio 2016

C'è un filo rosso che unisce i due fiumi che sorgono dalla fonte che è il Francesco Guccini scrittore, quei due generi letterari che sono la memorialistica e i gialli scritti a quattro mani con Loriano Macchiavelli.

Questo fil rouge è la memoria delle sue radici e della sua vita, passata fra l'Appennino Tosco-Emiliano e la Bassa bolognese.

Ogni suo libro profuma di queste radici, in un culto della memoria che va inteso non in senso religioso ma nel senso di coltivazione mirata a tenere vivi i ricordi.

E il Guccini uomo, prima ancora che cantautore e scrittore, è persona che ricorda. Non per chiudersi al futuro, s'intende, ma come manutenere delle fondamenta, una casa della memoria da cui si possa guardare fuori, al presente e al futuro e da cui, naturalmente, si possa e si debba uscire, per vivere il presente e per costruire il futuro.

Il libro di Francesco Guccini, Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto, edito da Mondadori, conferma questo fil rouge della memoria, del tener puliti i boschi dei ricordi per evitare che vengano ricoperti dalle sterpaglie dell'oblio.

Libro di memorie, certo, libro di ricordi. Come altri già scritti dal Maestrone. Mai però come in questo volume i ricordi prendono nelle pagine la forma del racconto, della narrativa, dell'opera letteraria. Anche nei capitoli più marcatamente autobiografici o di memorie di famiglia si sente l'estro del vero scrittore, che sa avvincere i lettore con uno stile che supera il sia pur rispettabilissimo metodo "giornalistico" di raccontare obiettivamente fatti e cose, con uno stile che fa sì che il ricordo scritto diventi pagina di Letteratura.

Ricordare è utile, è necessario, è fondamentale per ognuno di noi, sia nel campo personale che nella dimensione sociale. E Guccini, con questo libro, ce lo insegna in modo suggestivo ed efficace.


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