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Libdemsupalpino Gian Contardo Colombari
A Torino non c'è pace per i disabili che perdono i loro cari
post pubblicato in Diario, il 4 agosto 2017

Sentite un po' quello che mi sta combinando il Comune di Torino targato Appendino.

Quando mio padre è mancato, l'8 luglio scorso, ho avviato le pratiche per il ricongiungimento dei miei genitori in due loculi contigui (in termini tecnici, si chiama "abbinamento"), e questo è un diritto assodato che viene concesso a tutti; per i disabili superstiti, inoltre, c'è il diritto alla sistemazione meno disagevole. Si veda il sito dell'AFC.

Proprio in quanto disabile grave, ho chiesto, ottenuto già pagato la concessione di due loculi contigui al campo 14 del cimitero parco, loculi in seconda fila, l'unica a me comoda.

Allegando la certificazione della mia invalidità civile, la quale è sufficiente per qualsiasi altra pratica burocratica; ad esempio, quando acquisto materiale sanitario con I.V.A. ridotta, produco la mia certificazione di invalido al 100 % con diritto all'accompagnamento e ottengo la riduzione senza sottopormi ad alcuna visita di verifica.

Ora, invece, il Comune di Torino o l'azienda cimiteriale di riferimento ha bloccato la pratica, perché non sono convinti del mio diritto alla seconda fila per i miei genitori, e mi ha addirittura fatto convocare per una visita medico-legale all'asl di via San Secondo, per giunta la mattina del 14 agosto, con grave impedimento da parte mia per recarmici.

Faccio anche notare che il campo 14 è stato recentemente bonificato e quindi di loculi di seconda fila a disposizione ce ne sono a iosa, quindi non capisco il perché di tanto ingiustificato zelo.

Inoltre, fino a un anno fa i ricongiungimenti di seconda fila venivano accordati a tutti, anche in assenza di parenti disabili: bastava che ci fossero posti liberi.

Fra parentesi, riconoscermi questo diritto non significherebbe per il Comune spendere nemmeno un euro, anzi, ne incasserebbe di più, perché i loculi di seconda fila sono i più cari. Anzi, levo il verbo al condizionale: ne ha già incassati di più, visto che si è fatto pagare in anticipo.

All'agenzia di onoranze funebri che mi sta assistendo sono basiti: è la prima volta, mi hanno detto, che succede una cosa del genere.

A parte il mio caso, che mi sta procurando ulteriore dolore come se quello per la perdita di mio padre non fosse già abbastanza, la vicenda potrebbe essere interessante da far sapere per alcuni motivi:

- se l'iter è nuovo, chi l'ha varato?

Se non ci fosse una delibera al riguardo, sarebbe grave e forse anche abuso d'ufficio che al Comune o all'azienda cimiteriale si complicassero le cose senza alcuna direttiva. Chi si è permesso di prendere di testa sua questa iniziativa?

Se invece la delibera ci fosse, sarebbe l'ennesima dimostrazione dei pasticci fatti da questa Giunta Comunale, visto che è la prima volta che per avere una sistemazione comoda di loculi il Comune o l'azienda cimiteriale mette in scena queste complicazioni.

- è legale che il Comune o l'azienda cimiteriale frapponga questi ostacoli dopo aver concesso i loculi e intascato i soldi per i medesimi? Non so ma di regola quando uno intasca dei soldi per la concessione di qualcosa, poi non dovrebbe più avere alcun diritto a tornare sui suoi passi.

Faccio inoltre notare che la motivazione dei furbetti e dei falsi invalidi non regge: i furbi cercano pensioni e agevolazioni varie, non certo una tomba più comoda da andare a visitare.

La verità è semplice: chi ha seguito la mia pratica dovrebbe cambiare mestiere e darsi all'ippica, se l'ippica non fosse una cosa seria e quindi dovesse essere seguita da persone competenti.

In presenza di un'inoppugnabile certificazione di invalidità civile al 100 % con difficoltà a deambulare, questa persona avrebbe dovuto dare subito il nullaosta senza chiedere alcuna visita medico-legale, che, oltre a causare gravi disagi a me, sarà pagata con soldi del Comune o dell'azienda cimiteriale.

Riassumendo: ho la certificazione dell'invalidità civile al 100 % con accompagnamento, riconosciuta ancora alla seconda visita di verifica; ho il riconoscimento come persona con grave handicap per legge 104/92; lo stesso Comune, si badi bene, mi ha rilasciato il cartellino per parcheggiare negli stalli per disabili: nei cimiteri posso entrare in macchina; ho il referto della caduta domestica con rottura di vertebre.

Tanto per essere educati di stile: che cosa vuole ancora il Comune per riconoscermi questo diritto? Una visita inutile, che a me provocherà solo disagi e che il Comune dovrà pagare?

O l'attuale amministrazione ha preso l'ennesimo provvedimento sbagliato che aumenta le sofferenze dei cittadini anziché diminuirle oppure qualcuno al Comune o all'ACF ha preso iniziative di sua iniziativa senza averne l'autorizzazione e allora andrebbe cacciato via ed eventualmente processato.


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Ahi, serva Torino, di barbarie ostello!
post pubblicato in Diario, il 25 ottobre 2016

Ahi, serva Torino, di barbarie ostello,

luogo senza cultura e d'ignoranza,

cittade di provincia e bordello!

 

Vendesti la virtù all'arroganza

di chi ahimè lo amor del bello

calpestò con scriteriata tracotanza.

 

Perdesti la gran fiera del volume

stampato, che ti avea procurato

gran lustro ed internazionale lume

 

di Comun al testo scritto ancorato;

e poi venisti sparsa del lordume

del veder da te Manet allontanato.

 

A te rimase lo grande fiume Po

dall'alghe tristemente ricoperto,

mentre erbacce pseudo rococò

 

l'auliche piazze ebber per concerto;

in te totale incuria trionfò

ed il declin successo ebbe certo.



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Comunali Torino 2016. Come voterò
post pubblicato in Diario, il 8 aprile 2016

Voglio muovermi per tempo e, come si suol dire, esco allo scoperto a circa due mesi dal voto per le elezioni comunali.

La scelta su chi votare come sindaco di Torino e sul partito da votare non è mai stata per me in discussione, non solo in quanto iscritto, orgogliosamente iscritto al Partito Democratico. E' una scelta che trova il fondamento in positivo (l'operato di Fassino come sindaco uscente, in un quinquennio difficilissimo dal punto di vista delle risorse economiche) e in negativo (i disastri che farebbero i suoi avversari, soprattutto una: Torino non merita di finire come Livorno  ...).

Ora, dopo seria e serena riflessione, ho individuato i candidati da appoggiare per i Consigli comunale e circoscrizionale, basandomi sulle loro qualità, su quanto di buono, anzi, di ottimo, hanno già fatto e sulle cose che propongono.


Io voterò dunque


PIERO FASSINO

    

 come Sindaco di TORINO

e naturalmente P.D. come lista.

Quanto ai candidati al Consiglio comunale e a quello di Circoscrizione, è stata un po' dura la decisione, perché sono tutti di altissimo livello ma la mia scelta, indipendentemente da qualsiasi logica di corrente, ricadrà su


FEDERICA SCANDEREBECH

e


STEFANO LO RUSSO


per il Consiglio comunale


e su


VITO GENTILE


per la nuova Circoscrizione 2.


Ho scelto semplicemente documentandomi sulla loro preparazione e su quello che essi hanno fatto in questa legislatura comunale e circoscrizionale; in fondo è l'unico criterio valido per chi voglia votare con cognizione di causa e al riparo da qualsivoglia indottrinamento ideologico, da ogni logica correntizia e da ogni umoralità populista: guardare a ciò che hanno già fatto i vari candidati, scartando quelli che promettono cose irrealizzabili e quelli che sanno insultare gli avversari (nel mio partito comunque mancano, in altri invece ...).

Invito tutti a fare altrettanto.


Avanti tutta, PIERO!

Avanti tutta, FEDERICA!

Avanti tutta, STEFANO!

Avanti tutta, VITO!

Torino Storia: una rivista in rampa di lancio
post pubblicato in Diario, il 15 maggio 2015
Come ogni altra disciplina umanistica, la Storia ha bisogno sia di riviste specializzate (destinate agli addetti ai lavori e, si spera, anche ai cultori di materia), sia di pubblicazioni rivolte ad una platea più ampia, di appassionati e, auspicabilmente, anche di potenziali appassionati in inconscia attesa che qualche iniziativa possa far sorgere in loro l'interesse per la conoscenza del passato.

Naturalmente, anche le riviste a carattere divulgativo devono essere sorrette da una serietà scientifica che sola può far nascere un interesse serio e scevro da ogni possibile superficialità, falsificazione e ricerca più o meno in buona fede del sensazionalismo.

 

La rivista Torino Storia, diretta da Alberto Riccadonna e pubblicata dalla Riccadonna Periodici.

Stile chiaro unito a grande rigore scientifico, garantito dall'esperienza e dalla credibilità dei collaboratori; apparato iconografico scelto con gusto e con attenzione ad introdurre la lettura del testo; scelta di un formato di caratteri che non stanca la vista: queste sono le principali caratteristiche di questa rivista.

Essenzialmente rivolta all'analisi del passato di Torino e della sua regione, Torino Storia è la rivista che mancava nel panorama culturale ed editoriale subalpino, caratterizzato sì da illustri e benemerite iniziative editoriali di assoluto valore scientifico (si pensi ai volumi usciti dai tipi di Einaudi, della U.T.E.T. e alle pubblicazioni della gloriosa e pur ancora vitalissima Deputazione Subalpina di Storia Patria) ma pressoché ridotto a terreno incolto quanto a serie riviste divulgative.

Un'iniziativa, dunque, da accogliere con entusiasmo e da non lasciar cadere nel vuoto.

Un'iniziativa, questa di Torino Storia, che ha anche nella sua gestazione un carattere di originalità: redatto e pubblicato il numero zero in formato .pdf scaricabile gratuitamente dal sito della rivista, quest'ultima "partirà" con le pubblicazioni solo se avrà raggiunto il numero di mille abbonati.

Un segno questo della prudenza (sempre congiunta a laboriosità) tipicamente subalpina, di non fare il passo più lungo della gamba, di iniziare imprese, editoriali (come in questo caso) e non, solo quando si ha la certezza di portarle avanti con continuità.

In chiaro segno di rispetto per i lettori, i quali, se interessati a una materia, hanno tutto il diritto di avere la garanzia che la rivista proceda secondo i suoi piani editoriali.

Per tutti questi motivi, Torino Storia merita non solo i più fervidi auguri da parte di chi ama la Cultura, non solo merita di essere seguita con attenzione da parte del largo pubblico come degli specialisti in storiografia, ma merita anche di poter essere varata, di poter raggiungere e superare il prefissato numero di mille abbonamenti.

 

Per chi fosse interessato a saperne di più, a scaricare gratuitamente il numero zero della rivista e, perché no?, a sottoscrivere l'abbonamento, il sito di Torino Storia è www.torinostoriarivista.com.


Il sonno dell'eroe
post pubblicato in Diario, il 23 febbraio 2015

      Al Père Lachaise, fra altri Grandi, egli riposa sotto uno strato di ghiaia rinchiusa da bassi listelli di marmo: semplice sepolcro, sobrio come la sua patria subalpina.

      E ghiaia sono i suoi scritti, limpidi e chiari, che luce di pensiero offrono non solo se letti nel loro insieme ma anche se presi nella mano della mente un sassolino alla volta, ognuno contenente il dna della sua virtù e della sua intelligenza.

      I suoi scritti sono un'immensa eredità, che mai andrà persa, patrimonio di cultura e di intransigente civismo che mai sarà diviso, disperso, e che sarà condiviso da tutti i seguaci dell'idea liberale.

      Coraggioso testimone di virtù e libertà: la sua forza era l'intelletto, la sua arma era la penna.

      Il suo sacrificio rimanga nella memoria dei pochi che oggi ancora resistono e continui ad ardere come eterea fiamma eterna nelle anime giuste e nobili, nelle menti di chi è ancora moralmente vivo.


      Alla memoria di Piero Gobetti.

Juri Bossuto "Un gatto nel cuore di Torino" Ed. Il Punto
post pubblicato in Diario, il 25 dicembre 2014
Le fondamenta del libro di Juri Bossuto risiedono nel sottotitolo: "Una storia vera".
Raccontata con mirabile stile e azzeccatissimo amalgama di emozioni e stati d'animo: l'amore per gli animali, l'amore per gli umani, la tristezza ma anche l'ironia e, ancor di più, l'autoironia.
Juri Bossuto si rivela già da questa sua prima opera di narrativa scrittore, anzi, Scrittore con la "s" maiuscola.
Emozioni e sentimenti che in questo libro non sono affatto disgiunti da un'accuta analisi e da un'altrettanto lucida denuncia degli egoismi e delle ingiustizie che alloggiano nella società odierna: egoissmi individuali e ingiustizie sociali che purtroppo si mescolano benissimo fra loro, in una sorta di triste attrazione da affinità elettive. Speriamo che, nella scomposizione degli elementi basilari che costituiscono la società umana, anche gli altri due ed opposti "mattoni sociali", l'altruirmo e la solidarietà possano un giorno provare la stessa attrazione e fondersi in una solida e valida alternativa.
Era (nome che in albanese significa "vento"), è la gattina randagia protagonista di questo libro. Col suo arrivo nel cortile di un palazzo del centro storico di Torino, realizza una sorta di miracolo, naturalmente un miracolo laico, immanente, sociale: l'affetto che quasi tutti i condomini le portano riesce a fare svanire antipatie individuali e distanze sociali, e li porta ad abbattere quel muro di indifferenza, se non addirittura di diffidenza, che li isolava gli uni dagli altri, portandoli a parlare fra di loro, a scambiarsi opinioni, forse anche a dialogare; di sicuro, a non considerare più il vicino di pianerottolo o l'inquilino del piano di sotto come un potenziale nemico.
Il libro è da leggere, "gustare", ponderare dall'inizio alla fine, per cui ogni ulteriore anticipazione sulla trama rischia di essere inutile, se non fuorviante. Consiglio al lettore di acquistarlo: ne vale veramente la pena.
Concludo con due accostamenti cinematografici.
Juri Bossuto si domanda a un certo punto se sia il caso di provare per la perdita di un animale lo stesso dolore che si prova per la morte di una persona cara. Mi viene al riguardo in mente una scena del film "Una fidanzata per papà" nella quale il bambino (Ron Howard), che ha perso la mamma da qualche giorno, esplode in urla di disperazione quando vede nella boccia di vetro il suo pesce rosso morto e il padre (Glen Ford) si arrabbia tantissimo, sfogandosi con la vicina di casa: "Gli è morta la madre e tutto sommato ha reagito con forza, e ora fa tanti drammi per un pesce!". E la vicina cerca di fare capire al padre del bambino che a volte si sopporta una durissima prova e poi si crolla per un successivo, sia pur meno crudele, colpo della vita. Ecco, forse si tratta della goccia che fa traboccare il vaso, del piccolo graffio che apre una falla in una diga dopo ripetuti colpi di piccone. A prescindere, naturalmente, dalla citazione che Bossuto fa della frase di Montalban: "Non esistono dolori piccoli, esistono solo dolori".
Il secondo film che può essere accostato a "Un gatto nel cuore di Torino" è "Le donne del 6.o piano" (con un sempre bravissimo Fabrice Luchini, non a caso uno degli attori più scritturati per i film di Eric Rohmer). Ambientato in un palazzo dell'alta borghesia della Francia del 1960, ne "Le donne del 6.o piano" si trova la stessa stratificazione sociale e "abitativa" del condominio in cui è ambientato il libro di Bossuto: ai piani bassi i ricchi proprietari (retaggio di epoche in cui non eravano stati ancora inventati gli ascensori e quindi le famiglie abbienti abitavano ai piani che necessitavano di fare meno gradini di scale per essere raggiunti) e all'ultimo piano (il sesto, nel caso del film) il personale domestico, quelle donne che una volta, con linguaggio crudele ma almeno scevro da ipocrisie successive, venivano definite "la servitù".
Ogni bel libro può suggerire analogie con film altrettanto belli.
E "Un gatto nel cuore di Torino" di Juri Bossuto è un libro non solo bello ma bellissimo.
Alla sua prima esperienza come narratore Bossuto ci ha già fatto questo splendido regalo. Aspettiamo fiduciosi i suoi prossimi libri, che sicuramente consolideranno la sua caratura di Scrittore con la "s" maiuscola.
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