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Libdemsupalpino Gian Contardo Colombari
Nemmeno ai funerali
post pubblicato in Diario, il 12 luglio 2017

Il funerale di un proprio congiunto è sempre occasione di dolore, di consapevolezza del distacco definitivo. Tutti dovrebbero essere disposti ad alleviare con ogni tipo di conforto il dolore di chi è colpito dal lutto. Tutti, compresi i sacerdoti.

Sabato scorso, 8 luglio 2017, è mancato mio padre, Vincenzo Colombari.

Io non avrei voluto far celebrare le sue esequie alla parrocchia di Santa Rita a Torino, perché, pur essendo la nostra come competenza territoriale, non la frequentavamo più da quando, ultimo fra un certo numero di sgarbi ricevuti, il sacrestano una volta ci cacciò via dalla chiesa mentre stavamo pregando con la "motivazione" che ci eravamo seduti su posti riservati. In una chiesa oltretutto vuota.

Presi atto che a Santa Rita ci sono fedeli di Serie A e fedeli di Serie B, e iniziai a portare mio padre, già novantenne, alla vicina parrocchia Maria Madre della Chiesa, dove tutti, compreso il sacrestano, ci hanno accolto col sorriso ogni volta che andavamo a pregare.

Purtroppo non mi è stato possibile far svolgere il funerale di mio padre in quella parrocchia e così ho ripiegato su Santa Rita, dando alla cosa il significato di un tentativo di riconciliazione, di perdono da parte mia per le tante dimostrazioni di insensibilità da noi ricevute dal parroco e dai suoi collaboratori.

Il 10 luglio, in occasione delle esequie di mio padre, il parroco non ha smentito la sua fama di persona insensibile, arrogante e perfino maleducata.

Già l'arrivo del feretro di mio padre in chiesa è avvenuto nella totale mancanza di rispetto: le campane non suonavano e al loro posto uno stereo sparava a tutto volume la musica con cui i ragazzi si stavano divertendo.

Poco prima dell'inizio della funzione, la mia badante è andata a chiedergli se potevo far leggere una commemorazione di mio padre e il parroco l'ha insultata ("Ma lei è matta!", - le ha detto, fra parentesi in chiesa, dove nessuno e men che mai un prete dovrebbe urlare e insultare chicchessia), poi si è messo a sbraitare che la durata della funzione sarebbe stata minore di quella della commemorazione, infine ha preteso che se ne leggesse solo una brevissima parte, massimo venti righe.

      Fra parentesi, alle esequie di mia madre, cinque anni fa, l'allora viceparroco non fece alcuna storia, non si mise ad insultare la gente in chiesa e ci fece leggere la commemorazione con calma e integralmente.

      Per rispetto verso la Chiesa (quella vera, quella di Gesù e di Papa Francesco, non certo il santuario di Santa Rita in questi anni) e verso mio padre, ho voluto evitare discussioni e ho fatto leggere l'intera commemorazione al termine del funerale, all'uscita dalla chiesa, sul piazzale.

      Fra parentesi, la lettura della commemorazione è durata tre minuti circa, molto meno di quella del funerale di mio padre, per altro officiato dal parroco con una fretta eccessiva e senza nemmeno rivolgere ai parenti del defunto un sorriso o qualche parola di conforto.

      Se il funerale di mio padre fosse stato celebrato da un ateo, avrebbe sicuramente dimostrato molta di più carità cristiana del parroco di Santa Rita a Torino.



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permalink | inviato da libdemsub il 12/7/2017 alle 8:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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